Il sentiero Bove è l'anello delle creste della Val Grande: forse una delle escursioni più belle delle Alpi italiane, ma anche una delle più difficili e pericolose. È adatto solo a escursionisti molto esperti e ben allenati. Il giro è lungo, ha più di 3000 m di dislivello, c'è poca acqua e il telefono non prende quasi mai: pianificazione e preparazione sono indispensabili. Qui è descritto in due giorni, ma si può dividere anche in più tappe.
Attenzione: è un'escursione molto impegnativa sotto ogni aspetto. La relazione descrive il percorso a grandi linee, ma la realtà è più dura di quanto sembri. Se possibile, parla prima con qualcuno che l'ha fatto di recente.
Giorno 1: da Cicogna al bivacco Lidesh
Circa 2050 m di salita e 1100 m di discesa, 10–12 ore.
Come arrivare a Cicogna
Da Verbania (Trobaso o Fondotoce) si va in località Santino, poi a Rovegro e al ponte Casletto, fino a Cicogna: 17 km di strada tutta curve, con le indicazioni per Cicogna quasi da Verbania. A Cicogna (732 m) si parcheggia di fronte al circolo oppure, seguendo le indicazioni poco più avanti, in un altro parcheggio su strada sterrata. Accanto al circolo ci sono dei bagni, di solito aperti, dove riempire le borracce.
Da Cicogna all'alpe Curgei e al Pian Cavallone
Si scende lungo il primo tornante fino alla curva dove comincia il sentiero per Pogallo. Dopo circa 500 m si lascia il sentiero principale e si scende per una vecchia mulattiera al ponte della Buia (460 m), sul rio Pogallo. Si seguono le indicazioni per Varola e poi per l'alpe Curgei (circa 1350 m, 2 ore e mezza), dove c'è un bivacco sempre aperto e in buono stato, non gestito, e una fontana. Il sentiero sale tagliando a sinistra del pizzo Pernice, passa dalla Colma e arriva al Pian Cavallone (1530 m, circa un'ora da Curgei), con un rifugio gestito d'estate.
Dal Pian Cavallone al Marona e allo Zeda
Dal Pian Cavallone si seguono le indicazioni per il pizzo Marona (2051 m). All'inizio la pendenza è moderata, con qualche saliscendi e i primi passaggi in cui servono le mani; poi si affronta la Scala Santa, così chiamata per i suoi gradoni ripidi e faticosi, che porta in cima al Marona (circa 2 ore dal Pian Cavallone). Il grosso del dislivello è fatto. Si prosegue sull'unico sentiero, verso il monte Zeda, lungo una breve cresta con tratti ben attrezzati con catene, poco esposti. Lo Zeda (2156 m) si raggiunge in circa un'ora.
Dallo Zeda al bivacco Lidesh
Dallo Zeda la cresta scende subito per qualche decina di metri in un canalino roccioso attrezzato con funi e catene: attenzione se è bagnato. Si segue sempre la cresta, con molti spuntoni di roccia da superare con un po' di agilità nei punti più esposti; il sentiero è sempre segnato e visibile. Dopo molti saliscendi, spostati di poco sul versante della val Cannobina, una breve risalita porta al monte Piota (circa 1930 m). Più avanti il sentiero passa sul versante della val Pogallo e scende con lunghi traversi su pendii erbosi fino alle Crocette (1871 m). Dopo circa un altro chilometro si arriva a un bivio con un cartello malridotto, ai piedi del monte Torrione (circa 1780 m, 3 ore dallo Zeda). A sinistra si sale al Torrione (giorno 2); a destra si scende in circa 45 minuti al bivacco Lidesh (circa 1580 m).
Il bivacco Lidesh non è gestito ma è sempre aperto, con 5 posti letto e un camino. La legna c'è, ma non in abbondanza: è importante lasciarne una piccola scorta per chi arriva dopo. Per l'acqua c'è una fontana con rubinetto a pochi metri dal bivacco; in alternativa, tornando indietro per pochi minuti sul sentiero, si trova qualche rigagnolo anche nei mesi più secchi.
Da sapere: la cresta tra lo Zeda e il Lidesh è lunga e impegnativa. Tienine conto quando pianifichi.
Giorno 2: dal bivacco Lidesh a Cicogna
Circa 1040 m di salita e 2400 m di discesa, 11–12 ore.
Dal Lidesh al monte Torrione
Si torna al bivio del giorno prima (circa un'ora) e si prende il sentiero che sale dritto al monte Torrione. Si entra subito in un canale attrezzato con catene, che porta su placche di roccia e poi a un piccolo scivolo erboso. Più in alto un lungo traverso è protetto da diverse catene, fino a un ultimo canalino roccioso anche questo con catene solide. Verso la cima il sentiero piega leggermente a sinistra, ma la traccia si riconosce bene grazie ai bolli bianco-rossi. Il Torrione (1984 m) si raggiunge in circa un'ora dal bivio.
Dal Torrione alla cima Marsicce
Poco dopo la cima la traccia piega a sinistra e scende ripida per un centinaio di metri sul versante della val Pogallo.
Attenzione: segui i bolli rossi che scendono a sinistra. È facile prendere una falsa traccia, probabilmente battuta dagli animali, che continua dritta in cresta: diventa poco visibile e finisce su zone a strapiombo con vie d'uscita difficili.
Dopo una breve risalita si arriva alla bocchetta di Terza (1836 m); pochi metri più avanti si incrocia il sentiero che scende in val Pogallo, una possibile via di fuga in caso di stanchezza. Si prosegue dritti, abbassandosi un poco per evitare i contrafforti delle Torri di Terza, e si risale a un'altra bocchetta. Il sentiero scende di nuovo verso il vallone di Finero, da dove riparte la salita, faticosa, alla cima Marsicce (circa 2135 m, 1 ora e 45 minuti dal Torrione), con un ottimo panorama a 360 gradi.
Dalla cima Marsicce alla bocchetta di Campo
Si scende sul costone occidentale fino alla bocchetta di Cortechiuso e si continua in ambiente aperto, con ampie vedute sulla val Loana. Aggirato il cimone di Cortechiuso ci sono due possibilità: scendere per qualche centinaio di metri all'alpe Scaredi (1841 m), dove si trovano acqua e bivacchi aperti, oppure restare più in alto con un lungo traverso sotto la cima Laurasca, che riporta in cresta oltre la cima (attenzione a non prendere il sentiero che sale ripido alla Laurasca). In cresta ci si affaccia di nuovo sulla val Pogallo e, su un percorso ben segnato, si arriva alla bocchetta di Campo (circa 2000 m, 2 ore evitando la discesa a Scaredi). Dalla bocchetta si può scendere verso il Pedum per trovare acqua in caso di necessità, ma si perde parecchia quota. Il bivacco in bocchetta è sempre aperto ma non gestito.
Le Strette del Casè e la discesa a Pogallo
Dalla bocchetta di Campo un falsopiano porta in poco tempo alle Strette del Casè: tre gole molto ripide da scendere e risalire, per un centinaio di metri ciascuna. Serve molta attenzione per la pendenza e il terreno poco stabile, ma l'ambiente è unico. A seconda della stagione ci sono piccoli rigagnoli dove riempire le borracce.
In cima alla terza stretta si scende per i pratoni di Ghina. A metà discesa un sentiero taglia a destra in piano: porta alla cima Sasso. Si tiene invece il sentiero di sinistra e si continua a scendere sul prato. Usciti dagli erboni di Ghina il sentiero attraversa alcuni torrenti, spesso in secca ma umidi e scivolosi. Poco prima dell'alpe Cavrua (1410 m) si guada un torrente dove rifornirsi d'acqua. Da Cavrua il sentiero scende nella faggeta proprio sulla cresta: a volte la traccia è difficile da vedere, ma seguendo il costone in discesa non si sbaglia, e più in basso torna ben visibile. Si arriva così in val Pogallo (circa 4 ore dalla bocchetta di Campo) e, percorrendo tutta la valle fino al primo tratto del giorno 1, a Cicogna in circa un'ora.
Da sapere: il tratto dalla bocchetta di Campo a Cicogna è lungo e impegnativo, e in alcuni punti il sentiero praticamente non c'è.
Altri modi di percorrerlo
- Alcune relazioni dividono il giro in un altro modo: partenza dalla val Loana, poi Scaredi e bocchetta di Campo, con notte al Pian Cavallone; il giorno dopo Marona e Zeda. D'estate, con il rifugio gestito, si evita di portare sacco a pelo, cena, colazione e scorte d'acqua. Conviene chiamare il rifugio prima di organizzarsi. Cambiando il percorso cambia anche il dislivello di ogni giornata.
- Si può dividere anche in tre giorni, come propongono alcune guide: Cicogna–Pian Cavallone, Pian Cavallone–bocchetta di Campo, bocchetta di Campo–Cicogna.
- Nessuno vieta di farlo in due, tre o più giorni, o in senso contrario. Bisogna sempre calcolare dislivello, tempi, punti d'acqua e ore di luce.
Da sapere prima di partire
- Ci sono molti punti esposti su pendii erbosi e passaggi su roccia attrezzati con catene: servono agilità e abitudine. Sconsigliato a chi soffre di vertigini o non ama l'esposizione.
- L'acqua è fondamentale: in cresta non è facile trovarla. Con buona probabilità si trova a Cicogna, Curgei, Lidesh, con una piccola deviazione a Scaredi e alla bocchetta di Campo, nei rigagnoli delle Strette del Casè, all'alpe Cavrua e a Pogallo.
- I bivacchi lungo il percorso sono Curgei, Pian Cavallone, Marona, Lidesh, Cortechiuso, Scaredi, Campo, Cavrua e Pogallo. Tranne il Pian Cavallone d'estate, non sono gestiti: servono sacco a pelo, cibo, acqua e tutto il necessario per la notte.
- I tempi possono sembrare abbondanti, ma molti passaggi richiedono attenzione e rallentano parecchio.
- Serve un buon allenamento per tutto il percorso.
- Servono abbigliamento adatto, carta o GPS e un'idea precisa di cosa si sta facendo. Meglio evitare le giornate corte e il tempo incerto: neve, ghiaccio o temporali in certi punti possono creare seri problemi.
- Può essere utile portare una ventina di metri di corda o di cordino da alpinismo, che pesano e ingombrano poco.
Domande frequenti sul sentiero Bove
Quanti giorni servono?
Di solito due, con notte al bivacco Lidesh o in un altro bivacco lungo la cresta; si può dividere anche in tre o più giorni.
Dove si trova l'acqua?
A Cicogna, all'alpe Curgei, al bivacco Lidesh, con una deviazione a Scaredi e alla bocchetta di Campo, nelle Strette del Casè (non sempre), all'alpe Cavrua e a Pogallo.
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